Tutti i post della categoria: Infrastrutture

Il Patto di Stabilità rende inutilizzabili 11 miliardi di euro per gli investimenti

postato il 18 maggio 2012 da francesco

La stretta sul Patto di Stabilità per gli enti comunali blocca, allo stato attuale, circa 11 miliardi di euro che potrebbero essere destinati ad investimenti cruciali per lo sviluppo delle imprese e per il benessere dei cittadini. E’ quanto emerge da uno studio compiuto dall’IFEL (Istituto per la Finanza e l’Economia dell’ANCI) presentato in questi giorni.

La fetta più grande della torta corrisponde ai cosiddetti residui passivi di bilancio, ossia quelle spese che potrebbero essere destinate ad investimenti, ma per legge sono vincolati al fine di rispettare il Patto di Stabilità.

La Lombardia (con 3,1 miliardi) ed il Veneto (con 1,3 miliardi) risultano essere le regioni i cui comuni sono più penalizzati dalla vicenda. Nel sud, tuttavia, sono bloccati circa 2,8 miliardi di euro.

Conseguenza evidente del blocco dei residui passivi è un drastico calo del 10% intervenuto nei primi mesi del 2012 sui pagamenti degli enti locali nei confronti delle imprese rispetto ai primi mesi del 2011, dove già si era palesato un calo più evidente dei pagamenti rispetto al biennio 2008-2009.

L’IFEL annuncia inoltre che negli anni tra il 2007 ed il 2011, mentre le spese correnti non sono calate, le spese in conto capitale per investimenti sono state abbattute di oltre il 30%: un segnale non certo positivo per le imprese che si trovano sempre più in difficolta, non solo per i mancati pagamenti quanto anche per il crollo dei lavori eseguiti.

Infine, è da sottolineare che i prossimi provvedimenti sulla possibilità di cedere alle banche i crediti con la modalità pro-solvendo (che presuppone che il rischio di mancato pagamento che rimane in capo alle imprese stesse) di certo non aiuterà ad uscire dall’empasse di una situazione che mai come oggi si palesa estremamente pericolosa e che rischia di affossare sempre più le imprese: la cosiddetta “morte per troppi crediti”.

Francesco Lucà

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L’energia aumenta. Nuova politica per ridurre costi.

postato il 31 marzo 2012 da mauro

Gli aumenti odierni delle bollette energetiche impongono una rivisitazione immediata del nostro sistema di produzione di energia. La politica del “No” ha portato solamente maggiori costi per le aziende e per le famiglie più deboli. Bisogna avviare senza perdere tempo la realizzazione di quegli impianti che permetteranno di rendere il Paese più indipendente dagli umori internazionali e più efficiente nella produzione.Il Parlamento deve avviare subito la discussione sulla nostra proposta di revisione del Titolo V della Costituzione, per riportare in capo allo Stato decisioni che riguardano strategie di interesse nazionale e le tasche dei cittadini che pagano una bolletta tra le più alte al mondo. Mi auguro che anche quella politica demagoga, che segue gli umori anziché guidare il cambiamento, capisca che è ora di cambiare.
Mauro

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Monti a Torino: avanti su Tav

postato il 19 marzo 2012 da mauro

(ANSA) – TORINO, 18 MAR – AVANTI SULLA TAV E OTTIMISMO SULLA RIFORMA DEL LAVORO. E’ QUESTO IL MESSAGGIO CHE ARRIVA DA MARIO MONTI NELLA SUA GIORNATA TORINESE.

TEMA CENTRALE DELLA VISITA TORINESE È STATO, COME PREVEDIBILE, LA TAV. MONTI HA INCONTRATO IL COMMISSARIO DI GOVERNO PER L’ALTA VELOCITA’, MARIO VIRANO, E, MENTRE UN GRUPPO DI NO TAV PRESIDIAVANO LA CENTRALE PIAZZA CASTELLO, HA RIBADITO L’IMPORTANZA DELLA NUOVA LINEA FERROVIARIA TORINO-LIONE, PER LA QUALE, HA DETTO, E’ ”VENUTO IL MOMENTO DI FARE UN PASSO IN AVANTI” ED ”ESEGUIRE L’OPERA”, TENENDO CONTO ”NATURALMENTE DELLE PREOCCUPAZIONI LOCALI, COSA CHE – HA AGGIUNTO – E’ STATO FATTO NEL CORSO DI MOLTI E MOLTI ANNI”. SENZA QUEST’OPERA, HA SOTTOLINEATO A FINE SERATA, L’ITALIA RISCHIA DI RIMANERE ISOLATA IN EUROPA. A SOTTOLINEARE L’IMPEGNO DEL GOVERNO, IL PREMIER HA ANCHE CHIAMATO I SINDACI PRO-TAV DI SUSA, GEMMA AMPRINO, E DI CHIOMONTE, RENZO AUGUSTO PINARD, PER ESPRIMERE IL SUO “APPREZZAMENTO PER L’IMPEGNO CHE MANIFESTANO A SOSTEGNO” DELL’OPERA.

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Tav, violenze vorrebbero la condanna Italia ad arretratezza

postato il 2 marzo 2012 da maurolibe

E’ intollerabile la presenza in giro per il territorio nazionale di una vera e propria banda di violenti provocatori, che blocca treni e stazioni e insulta le forze dell’ordine, a cui vanno il nostro ringraziamento e la nostra solidarietà. I no Tav sono i protagonisti di una protesta fuori dal tempo, che vorrebbe impedire lo sviluppo del nostro sistema infrastrutturale, condannando l’Italia all’arretratezza economica e a rimanere fuori dalle vie di comunicazione europee. Senza infrastrutture come la Tav il Paese non può salvarsi e non servono a nulla, dunque, i sacrifici e le manovre economiche.

Mauro

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Dopo lo stop al Ponte sullo Stretto, via alle opere immediatamente cantierabili

postato il 22 gennaio 2012 da mauro

Dopo anni di stop-and-go e soprattutto di fondi immobilizzati in un momento in cui si ha grande bisogno di opere pubbliche immediatamente cantierabili per far ripartire l’economia, il Governo ha finalmente deciso di mettere da parte il progetto del Ponte sullo Stretto. Sia chiaro, non siamo contrari in generale alla realizzazione di quest’opera. Ma siamo convinti che l’Italia, e il Mezzogiorno in particolare, in questo momento abbiano altre priorita’, come la realizzazione di altre infrastrutture piu’ urgenti del Ponte sullo Stretto. E, soprattutto, siamo certi che l’avvio di diversi cantieri di opere pubbliche di medie dimensioni possa rappresentare un volano per la nostra economia molto di piu’ di quanto non possa fare un’unica opera di dimensioni mastodontiche, che per anche solo per avviarsi richiede molto tempo.

Mauro

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Patto di Stabilità regionalizzato: una leva importante per le infrastrutture

postato il 1 dicembre 2011 da francesco

Secondo un recente Rapporto dell’ANCE, l’associazione dei costruttori edili, la spesa per infrastrutture nel nostro Paese è mai come oggi insufficiente. Gli interventi nelle piccole e grandi opere infrastrutturali, infatti, sono calati del 34% negli ultimi 3 anni. I lavori di costruzione e manutenzione delle strade, in particolar modo, hanno raggiunto il minimo storico degli ultimi 20 anni. Un indicatore emblematico è dato dal fatto che, a fronte dei 40 miliardi annui di tonnellate di asfalto necessario a mantenere in sicurezza le strade italiane, la produzione del materiale si fermerà quest’anno al 50%.

Se una delle principali cause di questa crisi, che ha costretto molte aziende del settore a chiudere, è dovuta di fatto al crollo dei lavori pubblici, anche la riduzione degli impegni di spesa degli enti locali, a causa del rispetto dei dettami del Patto di Stabilità, e l’eccessivo ritardo dei pagamenti della pubblica amministrazione hanno prodotto preoccupanti effetti negativi.

Ma mentre per il ritardo dei pagamenti probabilmente un forte aiuto sarebbe potuto arrivare dal recepimento della Direttiva UE sulla riduzione dei tempi di pagamento, che la maggioranza ha pensato bene di non attuare nel mese di ottobre, sullo sblocco delle risorse degli enti locali dal Patto di Stabilità molto si può ancora fare.

Basti pensare, ad esempio, all’opportunità offerta dalla regionalizzazione del Patto di Stabilità, di tipo verticale ed orizzontale. E’ di tipo verticale quando la regione provvede a peggiorare i propri obiettivi contabili di una quota pari a quella ceduta ai comuni del proprio territorio; è di tipo orizzontale quando la perequazione finanziaria avviene tra gli stessi comuni di una regione.

Le regioni che hanno già adottato il meccanismo della regionalizzazione verticale del Patto, 13 enti su 20, hanno liberato risorse per 1,15 miliardi di euro, linfa vitale per adempiere ai crediti vantati dalle aziende. Un risultato al di sotto delle aspettative, invece l’adozione del patto orizzontale, che ha liberato appena 70 milioni di euro.

Fa riflettere un ulteriore dato negativo, sempre secondo una stima dell’ANCE,  in base al quale le regioni nel 2010 non hanno utilizzato autorizzazioni di spesa per 1,4 miliardi di euro, i comuni per 813 milioni e le province per 128 milioni, per un totale di 2,242 miliardi di euro che avrebbero potuto liberare risorse a costo zero per finanziare gli interventi in infrastrutture.

Francesco Lucà

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Chiediamo più rispetto per il Parlamento

postato il 30 ottobre 2011 da mauro

Quanto sta avvenendo relativamente al Ponte sullo Stretto ci induce a chiedere con forza a tutti, e soprattutto ai ministri e ai grandi manager pubblici, un maggiore rispetto del Parlamento.
Le decisioni possono piacere o no, ma devono comunque essere rispettate, specialmente da chi ritiene di avere una solida maggioranza. Facciamo dunque appello a tutti i parlamentari affinche’ facciano sentire forte la loro voce a difesa del proprio ruolo e dell’istituzione di cui fanno parte. Altrimenti, non si lamentino se vengono trattati come dei nullafacenti e ritenuti inutili.

Mauro

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Ripristinare la circolazione sul ponte dei Vicanini

postato il 28 ottobre 2011 da mauro

Dopo il cedimento di uno dei piloni del ponte dei Vicanini e la conseguente dichiarazione di inagibilita’, le località Rossi, Faccini e Vicanini sono rimaste di fatto isolate. Nel marzo scorso, quando il ponte era stato ripulito dai tronchi che ne ostruivano le campate, alcuni abitanti della zona avevano segnalato un vuoto sotto le fondazioni, chiedendo un intervento di consolidamento che avrebbe evitato costi e disagi alle famiglie delle tre frazioni che non possono mandare i propri figli a scuola, raggiungere i posti di lavoro e fornire la necessaria assistenza ad alcuni anziani malati. Ora chiediamo al Governo di sollecitare le autorità preposte ad intervenire con urgenza per ripristinare la viabilità.

Mauro

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Nella vicenda del Ponte sullo Stretto il Governo dimostra ancora una volta mancanza di coraggio

postato il 27 ottobre 2011 da mauro

Anche nella vicenda del Ponte sullo Stretto questo Governo ha dimostrato di non avere idee e di essere in definitiva poco affidabile e inadatto a guidare il Paese. Per anni, infatti, si è sostenuta l’importanza di realizzare un’opera pubblica cosí importante, che avrebbe avuto effetti positivi per lo sviluppo dell’economia del Mezzogiorno e di tutta l’Italia. E per anni sono rimasti inascoltati i nostri appelli a mettere da parte le grandi opere per dare la precedenza a quelle immediatamente cantierabili per favorire l’uscita dalla crisi attraverso il volano delle opere pubbliche.

Oggi come se niente fosse, il Governo, cosciente della sua debolezza e temendo di andare sotto in occasione di ogni voto parlamentare, ha dato parere favorevole a una mozione dell’Idv volta al blocco dei finanziamenti per il Ponte sullo Stretto. Per guidare un grande Paese come l’Italia, peró, servono idee chiare e il coraggio di sostenerle. Un Governo rispettabile non cambia le proprie convinzioni come una bandiera al vento. A questo punto, vorremmo sapere che fine fanno i fondi e se verranno impiegati per altre opere pubbliche.

Mauro

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Rischio idrogeologico in Veneto: oltre al danno la beffa

postato il 24 ottobre 2011 da francesco

E’ notizia recente che, almeno da quanto risulta dalle agenzie, in Veneto nessuna compagnia assicuratrice intenda assumersi più il rischio di emettere polizze assicurative contro i dissesti idrogeologici, giustificandosi con il fatto che non sia stato fatto abbastanza per mettere in sicurezza il territorio veneto da una nuova alluvione.

Il rischio frane e alluvioni è un problema che purtroppo riguarda tutto il territorio nazionale, anche se nello specifico quanto sta succedendo in Veneto ha davvero dell’incredibile. I numeri che testimoniano il fenomeno, a livello nazionale, d’altro canto gridano vendetta: i comuni a rischio idrogeologico sono quasi 6 mila (il 70% del totale dei comuni italiani, di cui 1.700 a rischio frana, 1.285 a rischio di alluvione e 2.596 a rischio sia di frana che di alluvione).

La situazione è davvero disastrosa, a maggior ragione se pensiamo che lo Stato spende quasi 4 miliardi di euro all’anno per mettere riparo ai danni provocati da crolli, frane e alluvioni.

La posizione delle compagnie di assicurazione in Veneto costituisce, dunque, l’emblema della mancanza di attenzione di Governo e Regione.

L’Unione di Centro aveva proposto, non più tardi di un anno fa, che venisse intrapreso un “Piano Straordinario ventennale per la Tutela e la Messa in Sicurezza del Territorio Nazionale“, che potesse permettere di agire in modo preventivo per eliminare alla radice i rischi di dissesto idrogeologico. Il Piano si fonda, nelle sue molteplici declinazioni, sulla messa in sicurezza degli edifici pubblici che sorgono in aree a forte rischio idrogeologico, sulla riduzione dei rischi di dissesto causati dall’abusivismo edilizio, sul rafforzamento dei controlli in materia di edilizia pubblica e privata e sullo sviluppo di un sistema di contrasto all’abusivismo e all’edilizia indistinta. Ben altra cosa rispetto alla scarsa considerazione dell’Esecutivo sul fenomeno e soprattutto rispetto agli interventi di poca consistenza operati dal Ministero dell’Ambiente. La risposta che abbiamo avuto al nostro appello, purtroppo, allora come oggi, è data dai tagli subiti anche con la Legge di Stabilità dal Ministero dell’Ambiente.

Francesco Lucà

 

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