Tutti i post della categoria: Economia

Libè: “Lista Udc assieme a Ubaldi. Difficile il dialogo col Pdl”

postato il 21 febbraio 2012 da mauro

 

Il deputato parmigiano sulle scelte dei centristi alle elezioni. “Saremo in campo con il nostro simbolo in un cammino assieme all’ex sindaco”. La presa di distanza da alcune scelte della Giunta Vignali e le possibili convergenze con altri moderati e civici

Lo scenario elettorale si è ormai sbloccato. Quali sono le scelte dell’Udc?

Saremo presenti alle prossime elezioni comunali a Parma con i nostri uomini e con la nostra lista in un cammino che ci vedrà insieme a Ubaldi, con il quale in questo periodo ci siamo a lungo confrontati e la cui candidatura è presumibile. Crediamo che il percorso intrapreso possa sortire l’effetto che ci aspettiamo. Al momento, però, ancora non parliamo di candidato sindaco e composizione della lista. Ci stiamo ragionando. Oltretutto si è ridotto il numero dei consiglieri comunali e quindi sarà anche più semplice completarla con un profilo di alto livello.

Ritenete aperto l’esito delle prossime elezioni nonostante la fine ingloriosa del centrodestra?

 

Si. La partita che solo due mesi sembrava preclusa oggi la riteniamo del tutto aperta. La novità, anche a livello locale, è la nuova impronta data alla politica dal Governo Monti che ha riportato al centro del dibattito la necessità di essere sinceri. La sfida si gioca quindi sulla credibilità e sui progetti non più sulle promesse elettorali. Occorre lavorare sulle cose concrete all’insegna del rigore garantendo, pur nella crisi attuale, lo sviluppo necessario a mettere in campo interventi che vadano a sostenere chi è in difficoltà.

 

Il vostro obiettivo è dunque rimettere in piedi un centro civico moderato con Ubaldi. Lo schema, alla luce dell’epilogo della Giunta Vignali, non è da ritenersi superato e poco innovativo?

Separerei il cammino dell’Udc da quello di Ubaldi, il quale ha preso praticamente da subito le distanze dall’Amministrazione uscente. Lo ha fatto un po’ perché alcuni rapporti personali si erano incrinati e molto per la gestione intrapresa dall’ex sindaco Vignali. Noi, come Udc, abbiamo sostenuto la Giunta finchè abbiamo potuto per un motivo principale: perché ci eravamo presentati agli elettori all’interno di una maggioranza. Ci guidava, dunque, il rispetto del patto sottoscritto alle urne e la coerenza nei confronti di chi ci aveva sostenuto. Tuttavia questo non ci ha impedito di discutere e anche di litigare in Giunta tantissime volte, chiedendo ad esempio di rimuovere persone che guidavano l’Amministrazione con troppa esuberanza. Verso la fine del mandato la rottura è stata inevitabile in quanto la nostra richiesta di cambiamento e di revisione del modo di operare non trovava riscontri.

Ormai i guai erano stati fatti e i debiti pure. 

Mi scandalizzo ma non mi stupisco dei debiti fuori bilancio che ci sono in quasi tutte le amministrazioni pubbliche italiane, purtroppo. Ma a un certo punto abbiamo detto chiaramente che così non si poteva andare oltre: il rischio era che i debiti servissero più a coprire l’ordinaria amministrazione che a produrre investimenti come dovrebbe essere. Vorrei ricordare che siamo stati noi dell’Udc a proporre le azioni di responsabilità verso gli amministratori. Questo non si gnifica accusare ma chiedere una verifica su chi aveva amministrato bene e chi no. Non è giusto, infatti, fare di tutta l’erba un fascio. Ci sono manager di società del Comune che hanno ben gestito le partecipate lavorando con serietà. Spiace che questi paghino come chi invece ha lavorato senza avere a mente che i debiti, quando vengono prodotti, poi devono essere pagati. Questo molti se lo sono dimenticato a Parma come a Milano a Torino e in altre città. Una cosa ci ha trovato sempre in disaccordo con l’ex sindaco Vignali: noi ritenevamo non servissero tante società ma una sola che le controllasse tutte. Una holding da guidare col vincolo preciso di una reale verifica del Comune. Cosa che non è avvenuta.

Ci sono i margini per una convergenza con il Pdl e con Parma Unita di Ghiretti?

A Parma si va al voto come in altre 27 città ed è chiaro che le influenze politiche nazionali si faranno sentire. A Roma noi sosteniamo con decisione il Governo Monti, lo abbiamo fatto dal primo giorno. La stessa cosa non si può dire per il Pdl, con il quale la distanza anche sulle amministrazioni locali resta forte. Per ora mi pare molto difficile trovare un punto d’incontro. Soluzioni comuni che invece spero e mi auguro si possano raggiungere con gli altri moderati e civici. Abbiamo bisogno di unire ma in maniera molto chiara: stare assieme solo per vincere non ci interessa. Non ci piacciono i pastrocchi. Servono le stesse idee per governare, poi i cittadini valuteranno.

Scartate a priori un dialogo con il Pd?

L’accordo non si è trovato a Parma e in altre realtà importanti sul piano nazionale come Genova, Palermo e in Puglia. Con il Pd un anno fa eravamo entrambi all’opposizione del Governo Berlusconi e ci furono accordi a livello locale alle amministrative. Oggi lo scenario è cambiato e noi intendiamo unirci sulla base di una comune visione programmatica e politica. Lo ripeto: a noi gli schieramenti che si mettono assieme solo per vincere e che poi non governano non piacciono. Si sta assieme se si ha una visione comune. Mi pare che all’interno del Pd ci siano prospetti totalmente divergenti su temi importanti, l’ultimo esempio è la polemica Fassina-Veltroni sull’articolo 18.

Sarebbe a dire che Bernazzoli potrebbe vincere e poi faticare a governare?

Avrà grossi problemi, come si è visto dalle polemiche sulle primarie e tutto quello che ne è seguito. Una situazione che non ha portato alla divisione tra correnti o meno, cosa che può succedere all’interno di un partito, ma ha ulteriormente incrementato la disaffezione dei cittadini.

Tre punti su cui lavorare per fare ripartire Parma.

Rigore e taglio agli sprechi, ossia gestione dei conti in base alle risorse disponibili. Così si giudica un buon amministratore. E poi sviluppo e solidarietà. E’ necessario rilanciare l’economia reale puntando sulla qualità. Ci sono aziende che hanno lavorato sull’indotto dell’agroalimentare e che putroppo stanno morendo. Se l’economia riparte si ricavano anche le risorse per mantenere l’elevato standard del welfare comunale. A livello infrastrutturale l’aeroporto deve incrementare il numero dei voli in modo da abbassare i costi e allargare il proprio bacino di utenza. Il “Verdi” non è un vezzo di qualcuno ma serve anche a lenire la ferita della mancata assegnazione a Parma della fermata ferroviaria Mediopadana che sarebbe stata molto più importante di uno scalo aeroportuale.

Francesco Nani (la Repubblica-Parma)

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COMUNITARIA: BENE NORMA SU PAGAMENTO DEBITI PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

postato il 2 febbraio 2012 da mauro

”VOTANDO CONTRO L’EMENDAMENTO PRESENTATO PER ACCELERARE I PAGAMENTI ALLE IMPRESE DA PARTE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, LA LEGA HA CERTIFICATO DI AVER PREDICATO PER ANNI BENE AL NORD SUL SOSTEGNO ALLE PMI, MA RAZZOLATO MALE A ROMA”. LO DICHIARA IL DEPUTATO E RESPONSABILE NAZIONALE UDC ‘ENTI LOCALI’, MAURO LIBE’, A PROPOSITO DELL’APPROVAZIONE, CON IL SOLO VOTO CONTRARIO DELLA LEGA, DELL’EMENDAMENTO SUI RITARDI DI PAGAMENTO NELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI TRA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE ED IMPRESE.
”NON SOLO – SOTTOLINEA L’ESPONENTE CENTRISTA – CON QUESTA DECISIONE IL CARROCCIO HA ANCHE DIMOSTRATO AI CITTADINI QUEL CHE NON HA FATTO STANDO AL GOVERNO PER COSI’ TANTO TEMPO”. (ANSA).

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Distinguere evasori da onesti in crisi

postato il 7 gennaio 2012 da Gianluca Buono

Bisogna intervenire in tempi strettissimi con una concreta ed efficace lotta all’evasione, per la quale l’Agenzia delle Entrate e gli altri organi dello Stato competenti hanno tutto il nostro appoggio. Allo stesso tempo si devono rivedere le modalità di esazione e di ricarico di multe e interessi per coloro che non sono evasori, ma che, pur essendo intenzionati a pagare, non riescono a far fronte ai loro debiti per le avverse condizioni economiche.
Molti confondono artatamente le due posizioni, senza nemmeno ricordarsi di aver fatto parte di governi che hanno creato e sponsorizzato queste modalità di intervento. Tuttavia, lotta all’evasione e difesa di famiglie e imprese messe in difficoltà dalla crisi non possono essere confuse perché così facendo si fa ottiene un unico risultato: danneggiare le persone oneste.

Mauro

3 Commenti

La lotta all’evasione non può essere discussa.

postato il 7 gennaio 2012 da Redazione

 

 

 

 

 

 

 

 

La lotta all’evasione fiscale è sacrosanta e nessuno può permettersi di metterla in discussione. Mi meraviglia vedere che esponenti dell’ex maggioranza si accorgono solo ora che il sistema di riscossione fiscale non funziona mentre quando erano al governo sembravano tutti girati dall’altra parte. Befera è l’esecutore di quanto veniva deciso dal governo Berlusconi, così come il sistema portato avanti dall’agenzia di riscossione da tempo criticato dall’Udc.

Mauro

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Le disposizioni contenute nel Decreto “Salva Italia” (D.L. 201/2011)

postato il 19 dicembre 2011 da francesco

Il documento allegato evidenzia le principali novità contenute nel D.L. 201/2011 approvato dalla Camera dei Deputati venerdi 16 dicembre 2011.

Francesco Lucà

 

Per visualizzare il documento, cliccare qui di seguito:

Le disposizioni del Decreto Salva Italia

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Patto di Stabilità regionalizzato: una leva importante per le infrastrutture

postato il 1 dicembre 2011 da francesco

Secondo un recente Rapporto dell’ANCE, l’associazione dei costruttori edili, la spesa per infrastrutture nel nostro Paese è mai come oggi insufficiente. Gli interventi nelle piccole e grandi opere infrastrutturali, infatti, sono calati del 34% negli ultimi 3 anni. I lavori di costruzione e manutenzione delle strade, in particolar modo, hanno raggiunto il minimo storico degli ultimi 20 anni. Un indicatore emblematico è dato dal fatto che, a fronte dei 40 miliardi annui di tonnellate di asfalto necessario a mantenere in sicurezza le strade italiane, la produzione del materiale si fermerà quest’anno al 50%.

Se una delle principali cause di questa crisi, che ha costretto molte aziende del settore a chiudere, è dovuta di fatto al crollo dei lavori pubblici, anche la riduzione degli impegni di spesa degli enti locali, a causa del rispetto dei dettami del Patto di Stabilità, e l’eccessivo ritardo dei pagamenti della pubblica amministrazione hanno prodotto preoccupanti effetti negativi.

Ma mentre per il ritardo dei pagamenti probabilmente un forte aiuto sarebbe potuto arrivare dal recepimento della Direttiva UE sulla riduzione dei tempi di pagamento, che la maggioranza ha pensato bene di non attuare nel mese di ottobre, sullo sblocco delle risorse degli enti locali dal Patto di Stabilità molto si può ancora fare.

Basti pensare, ad esempio, all’opportunità offerta dalla regionalizzazione del Patto di Stabilità, di tipo verticale ed orizzontale. E’ di tipo verticale quando la regione provvede a peggiorare i propri obiettivi contabili di una quota pari a quella ceduta ai comuni del proprio territorio; è di tipo orizzontale quando la perequazione finanziaria avviene tra gli stessi comuni di una regione.

Le regioni che hanno già adottato il meccanismo della regionalizzazione verticale del Patto, 13 enti su 20, hanno liberato risorse per 1,15 miliardi di euro, linfa vitale per adempiere ai crediti vantati dalle aziende. Un risultato al di sotto delle aspettative, invece l’adozione del patto orizzontale, che ha liberato appena 70 milioni di euro.

Fa riflettere un ulteriore dato negativo, sempre secondo una stima dell’ANCE,  in base al quale le regioni nel 2010 non hanno utilizzato autorizzazioni di spesa per 1,4 miliardi di euro, i comuni per 813 milioni e le province per 128 milioni, per un totale di 2,242 miliardi di euro che avrebbero potuto liberare risorse a costo zero per finanziare gli interventi in infrastrutture.

Francesco Lucà

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Le disposizioni contenute nel Maxi Emendamento alla Legge di Stabilità

postato il 14 novembre 2011 da francesco

PRINCIPALI DISPOSIZIONI DEL MAXI-EMENDAMENTO CONTENUTO NELLA LEGGE DI STABILITA’

 

TRATTAMENTO SULLE PENSIONI

E’ fissato al 2026 la data inderogabile per i pensionamenti di vecchiaia a 67 anni, sia per uomini che per donne.

 

DISMISSIONE DI IMMOBILI PUBBLICI E TERRENI AGRICOLI PUBBLICI

Il Ministro dell’Economia deve individuare, con uno o più DPCM (il primo da emanare entro il 30 aprile 2012), i beni immobili della pubblica amministrazione. Tali beni verranno conferiti in uno o più fondi d’investimento immobiliare, oppure a nuove società appositamente costituite, al fine di destinarne le quote o azioni al risparmio privato. Il primo DPCM potrà contenere beni immobili statali e una quota di almeno il 20% composta da carceri e caserme inutilizzate e/o assegnate alle forze armate. Dei beni di cui sopra non faranno parte i beni da assegnare a regioni ed enti locali in seguito alle disposizioni del federalismo demaniale. Gli acquirenti delle quote potranno pagare le stesse anche con titoli di stato in loro possesso. Gli introiti dei fondi saranno destinati ad ammortizzare il debito pubblico oppure acquistare titoli di stato pubblici in modo da ritirarli dal mercato. E’ prevista, inoltre, la dismissione di terreni agricoli pubblici anche mediante trattativa privata (per terreni con valore inferiore a 400 mila euro).

 

DISPOSIZIONI IN TEMA DI LAVORO

Disposizioni in tema di aliquote previdenziali

Aumento di un punto percentuale, dal 26% al 27%, dell’aliquota contributiva per i lavoratori iscritti alla gestione separata INPS e non iscritti ad altre forme di previdenza. Per i lavoratori iscritti ad altre forme di previdenza aumento dell’aliquota dal 17% al 18%.

Disposizioni in tema di Apprendistato

Sgravio contributivo per 3 anni del 100% per chi assume, dal 1° gennaio 2012 fino al 31 dicembre 2016, lavoratori (non superiori a nove) con il contratto di apprendistato. Negli anni successivi ai primi tre, l’aliquota sarà del 10%.

Disposizioni per l’occupazione femminile e per il part time

Per sostenere l’occupazione femminile, verranno privilegiati i contratto di inserimento per le donne nelle aree territoriali in cui è più accentuata la differenza di genere nel tasso di disoccupazione e riguarda donne di qualsiasi età senza un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi residenti in una area geografica in cui il tasso di occupazione femminile è inferiore almeno di 20 punti percentuali di quello maschile.

Sarà, inoltre, più facile il ricorso al contratto di lavoro part-time: la misura favorisce l’utilizzo delle clausole flessibili, relative alla variazione della collocazione temporale della prestazione lavorativa, ed elastiche, relative, invece, alla variazione in aumento della durata della prestazione che potranno essere liberamente stabilite dalle parti individuali, nel rispetto di quanto previsto dalla contrattazione collettiva.

 

RIDUZIONE DEL DEBITO PUBBLICO DA PARTE DEGLI ENTI LOCALI

Dal prossimo anno gli enti locali non potranno spendere in interessi più dell’8% delle entrate registrate nei primi tre titoli (tributarie, trasferimenti e tariffe) del consuntivo di due anni prima. Il tetto di spesa in interessi nel 2013 scende al 6% e dal 2014 in poi al 4%. Per le regioni scende il tetto delle entrate tributarie non vincolate, dal 25% al 20%. Regioni ed enti locali concorrono inoltre alla riduzione del debito pubblico statale. Le modalità saranno definite con apposito DM del Ministro dell’Economia.

 

PATTO DI STABILITA’ ENTI LOCALI

Le disposizioni attenuano il peso per sindaci ed altri amministratori locali. In linea con le richieste complessive per il 2012 che determinano una stretta di 11,2 miliardi di euro, vengono confermati gli indicatori previsti da applicare alla media triennale (2006/2008) della spesa corrente per individuare gli obiettivi di bilancio: 15,6% per i Comuni (dal 2013 15,4% con l’estensione ai comuni tra 1000 e 5000 abitanti), 16,5% per le Province (19,7% dal 2013). Gli enti virtuosi saranno esclusi da questo computo e caricheranno sugli enti meno virtuosi il peso del Patto.

In definitiva, dunque, per i “non virtuosi” le percentuali da applicare in termini di tetto sono: 16% per i comuni (15,8% dal 2013) e 16,9% per le province (20,1% dal 2013). Tali percentuali sono anche frutto degli sconti concessi agli enti locali grazie alla Robin Tax: 760 milioni concessi alle regioni ordinarie, 370 milioni alle regioni a statuto speciale, 520 milioni ai comuni e 150 alle province. Per i comuni, regioni e province sono concessi ulteriori sconti, pari rispettivamente a 65 milioni, 95 milioni e 20 milioni, che corrispondono a vecchi bonus previsti per gli enti virtuosi.

Per individuare gli enti virtuosi si utilizzeranno 4 indicatori fondati sui seguenti principi: rispetto del Patto, grado di autonomia finanziaria, equilibrio di parte corrente e capacità di riscossione.

Ulteriori premi saranno garantiti per chi cederà le quote societarie delle partecipate.

 

SERVIZI PUBBLICI LOCALI

Si incentiva una maggiore liberalizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica (i.e. Trasporto Pubblico Locale).

Innanzitutto, vengono introdotte disposizioni volte ad assicurare il miglioramento organizzativo nel settore del trasporto pubblico locale. Prevista una struttura paritetica che avrà il compito di monitorare le spese e l’organizzazione del trasporto pubblico locale, nonché il compito di definire in via prioritaria i criteri di determinazione dei costi standard associati alla fornitura dei servizi.

Inoltre il provvedimento in esame si prefigge l’obiettivo di rafforzare il processo di liberalizzazione e di privatizzazione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica già introdotto con l’articolo 4 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 (manovra agosto 2011). In particolare si prevede che l’ente locale, al momento dell’adozione della delibera quadro di cui al comma 2 del citato articolo 4 del decreto-legge n. 138, valuti anche l’opportunità di procedere all’affidamento simultaneo, mediante procedura ad evidenza pubblica, di una pluralità di servizi pubblici locali nei casi in cui sia dimostrabile che una scelta del genere possa conseguire risultati economicamente vantaggiosi. Di conseguenza, comuni e province saranno obbligati ad verificare in ogni momento, prima di affidare un servizio pubblico locale in esclusiva, se sia possibile o meno una gestione concorrenziale del servizio, con la presenza di più operatori, che possa rendere il servizio più economicamente efficiente.

 

RIFORMA ORDINI PROFESSIONALI E SOCIETA’ TRA PROFESSIONISTI

Prevista una riforma degli ordinamenti degli ordini professionali da completare entro 12 mesi all’entrata in vigore del decreto. Nella disposizione, inoltre, viene disciplinata la costituzione di società tra professionisti, che prevede l’ingresso nella compagine anche soci di capitale (non professionisti). E’ una norma già prevista in quasi tutti i paesi europei.

 

STRETTA SULLA PARTECIPAZIONE AI COLLEGI SINDACALI

Previsto che i componenti dei collegi sindacali rimarranno 3 (o 5) quando il patrimonio netto o i ricavi della società per azioni risulteranno almeno pari o superiori ad 1 milione di euro.

Nelle Srl introdotta la possibilità di nominare un solo sindaco unico a prescindere dalle dimensioni della società stessa, quando il capitale sociale è pari o superiore a 120.000 euro o quando la società superi i limiti parametrici che impongano la redazione del bilancio in forma abbreviata.

 

PAGELLE ON LINE NELLE SCUOLE

A partire dall’anno 2012/2013 tutte le scuole pubbliche, di ogni ordine e grado, potranno redigere le pagelle e i principali certificati scolastici in formato elettronico; da dicembre 2011 saranno disponibili servizi di iscrizione e pagamenti online, nonché per gestione informatizzata delle carriere degli studenti.

 

RIDUZIONE DEI TAGLI ALL’EDITORIA

Ridotti i tagli all’editoria di 19,55 milioni di euro nel 2012, di 16,25 milioni nel 2013 e di 12,902 milioni nel 2014. In precedenza erano previsti tagli rispettivamente di 69,8 mln, 58,06 mln e 46,14 mln.

 

ZONE A BUROCRAZIA ZERO IN TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE E SNELLIMENTO BUROCRATICO

La disposizione prevede di attuare, in via sperimentale e per un tempo determinato (2013), il regime delle Zone a  Burocrazia Zero a tutto il territorio nazionale.

Inoltre, le pubbliche amministrazioni non potranno più richiedere a cittadini ed imprese certificati di cui possono entrare in possesso.

 

AGEVOLAZIONI FISCALI PER LA REALIZZAZIONE DI AUTOSTRADE IN PROJECT FINANCING

Per agevolare la costruzione di infrastrutture con la finanza di progetto, a seguito di riduzione o annullamento dei contributi a fondo perduto sono concesse alle società progetto le seguenti agevolazioni:

  • Le imposte sui redditi e l’Irap, nonché l’IVA a debito possono essere compensate con i contributi a fondo perduto;
  • L’ammontare del canone di concessione può essere corrisposto al concessionario in termini di contributo in c/esercizio.

 

REALIZZAZIONE DELLA TORINO-LIONE

Per assicurare la realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità le aree e i siti del comune di Chiomonte sono dichiarati Arre di Interesse Nazionale. Chiunque si introduca abusivamente in tali aree e passibile di sanzioni penali.

 

CESSIONE PARTECIPAZIONI ANAS

Tutte le partecipazioni dell’ANAS (compresa quella dell’81,848% nella società dello Stretto di Messina per la costruzione del Ponte), dal 1° gennaio 2012, saranno trasferite a FINTECNA al valore netto contabile risultante al momento della cessione.

 

Francesco Lucà

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La vendita degli immobili del Tesoro rischia di essere un buon affare, ma non per gli italiani.

postato il 7 novembre 2011 da Redazione

“Riceviamo e pubblichiamo” di Mario Pezzati

L’idea ottima di vendere immobili del Tesoro per fare cassa e avere uno strumento per contrastare la crisi attuale senza incidere nelle tasche degli italiani, rischia di diventare l’ennesima occasione persa a causa della scarsa lungimiranza del governo.

La strada che intende seguire il Tesoro è stata usata altre volte e ha sempre dimostrato la sua dubbia efficacia, ovvero lo schema del Fondo Immobiliare Privato, in sigla FIP, un sistema che già in passato è stato usato e che non è mai stato un buon affare per lo Stato italiano.

Il Tesoro avvierà a breve la prima fase del piano di dismissioni immobiliari, tramite la cessione degli stessi immobili ad una sgr privata, dalla quale poi riaffitta gli stessi locali.

Avete letto bene, lo Stato cede i suoi immobili, per poi affittarli lui stesso, con esborso di denaro pubblico (il libro la Casta è pieno di questi esempi).

Sostanzialmente il patrimonio che si vuole dismettere è stato valutato circa 25-30 miliardi, e la sua vendita sarebbe una ottima cosa; il problema è il venditore, ovvero lo Stato, il quale si trova a pagare la scarsa lungimiranza del Governo, il quale questa estate aveva parlato di dismissione di immobili, senza avviare le relative procedure e anzi a settembre sembrava dovessero partire le procedure , salvo poi cadere tutto nel dimenticatoio.

Ora, il governo deve fare cassa il prima possibile perché è con l’acqua alla gola e i tempi non sono compatibili con la vendita asset per asset, soprattutto in un momento in cui i compratori latitano, conseguentemente la strada obbligata è quella di cedere gli immobili, e riaffittarli, con l’evidente conseguenza che così lo Stato si troverà a pagare l’affitto per usare i propri immobili.

Se la procedura fosse stata attivata mesi fa, oggi non saremmo costretti a ricorrere a questo escamotage e a pagare l’affitto come un inquilino qualsiasi.

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Il referendum della Grecia impone una riflessione seria ed attenta

postato il 1 novembre 2011 da Gianluca Buono

“Riceviamo e pubblichiamo” di Mario Pezzati.

Il referendum della Grecia sul pacchetto di aiuti europeo impone una seria ed attenta riflessione e pone un serio pericolo sul futuro dell’economia italiana ed europea.

Al di là delle considerazioni politiche (se questo gesto di Papandreu sia un modo per “salvarsi” politicamente o meno), la decisione della Grecia ha già avuto un primo responso dai mercati finanziari che stanno sprofondando. Ci si chiederà perché una simile reazione, visto che la Grecia, nel panorama economico europeo, è una realtà piccola (non certo paragonabile a Italia, Spagna, Francia, Grecia) e la risposta è articolata, ma proverò a riassumerla.

Il referendum greco verte sul pacchetto di aiuti della Unione Europea che già erano stati accettati a settembre, in pratica il governo greco, dando prova di incapacità e di incoerenza, si sta rimangiando gli accordi presi e firmati e una cosa del genere è un gravissimo smacco per la politica europea sia nel suo complesso che a livello di singoli stati (in particolare le cancellerie francesi e tedesche ne escono ridicolizzate), e ciò genererebbe insicurezze a livello finanziario ed economico, generando una spirale di sfiducia che distruggerebbe anche i primi incerti segnali di ripresa o quanto meno di tenuta economica.

Altro punto da considerare è che il rifiuto degli aiuti porterebbe automaticamente la Grecia fuori dall’euro e porterebbe il paese ellenico a dichiarare fallimento; questa dichiarazione sarebbe mortale per le banche francesi e tedesche che sono piene di titoli greci per un ammontare stimato intorno ai 206 miliardi di euro, e porterebbe come conseguenza ulteriori sofferenze per i piccoli risparmiatori e investitori, oltre che una massiccia ricapitalizzazione (e quindi richiesta di nuovo capitale) da parte degli istituti di credito franco-tedeschi.

Per fortuna le banche italiane sono pochissimo esposte verso la Grecia, ma se anche Germania e Francia dovessero scricchiolare, anche i nostri istituti di credito avrebbero grossi problemi (ricordo che le nostre banche hanno forti interessi proprio in questi due paesi).

Tutto ciò ci porta dritti ad affrontare il problema italiano: nello scenario ipotizzato, non solo Francia e Germania avrebbero problemi a trovare i fondi da dare per sostenere lo stato italiano, ma non sono neanche sicuro che vorrebbero più difendere l’Italia, vista la poca serietà che ha contraddistinto in questi mesi l’azione del governo.

Il ragionamento delle cancellerie europee potrebbe essere: se la Grecia, pur costretta dalla situazione, si dimostra inaffidabile e non attua le misure concordate, quale garanzia abbiamo dall’Italia che in questi mesi è stata incapace di decisioni serie, rapide e coraggiose?

L’Italia a questo punto pagherebbe la poca serietà e i tentennamenti di questo governo e in particolare del premier Berlusconi con conseguenze facilmente intuibili, soprattutto visto che i nostri titoli di stato sembrano già prefigurare il cammino della Grecia: poco prima che si scoprissero i problemi della Grecia, gli interessi pagati dallo stato ellenico erano pari a poco più del 7%; oggi l’Italia, dopo una accelerazione dello spread con il Bund tedesco, paga poco più del 6% e si avvicina pericolosamente ai livelli greci.

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