Archivio per ottobre 2011

Chiediamo più rispetto per il Parlamento

postato il 30 ottobre 2011 da mauro

Quanto sta avvenendo relativamente al Ponte sullo Stretto ci induce a chiedere con forza a tutti, e soprattutto ai ministri e ai grandi manager pubblici, un maggiore rispetto del Parlamento.
Le decisioni possono piacere o no, ma devono comunque essere rispettate, specialmente da chi ritiene di avere una solida maggioranza. Facciamo dunque appello a tutti i parlamentari affinche’ facciano sentire forte la loro voce a difesa del proprio ruolo e dell’istituzione di cui fanno parte. Altrimenti, non si lamentino se vengono trattati come dei nullafacenti e ritenuti inutili.

Mauro

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La Russa non rispetta il Parlamento e la sua stessa maggioranza

postato il 28 ottobre 2011 da mauro

La dichiarazione del Ministro La Russa a proposito della mozione sul Ponte sullo Stretto dimostra il senso delle istituzioni e la considerazione che questo Governo ha del Parlamento. I primi a ribellarsi a questo scadimento dovrebbero essere proprio i parlamentari della maggioranza, considerati meno di nulla e costretti a nascondersi sul territorio perché non in grado di far valere a Roma le proprie posizioni. Se il Ministro pensa che deputati e senatori del suo stesso schieramento servano solo per dire si’ in occasione della fiducia si ritroverà presto con amare sorprese.

Mauro

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Ripristinare la circolazione sul ponte dei Vicanini

postato il 28 ottobre 2011 da mauro

Dopo il cedimento di uno dei piloni del ponte dei Vicanini e la conseguente dichiarazione di inagibilita’, le località Rossi, Faccini e Vicanini sono rimaste di fatto isolate. Nel marzo scorso, quando il ponte era stato ripulito dai tronchi che ne ostruivano le campate, alcuni abitanti della zona avevano segnalato un vuoto sotto le fondazioni, chiedendo un intervento di consolidamento che avrebbe evitato costi e disagi alle famiglie delle tre frazioni che non possono mandare i propri figli a scuola, raggiungere i posti di lavoro e fornire la necessaria assistenza ad alcuni anziani malati. Ora chiediamo al Governo di sollecitare le autorità preposte ad intervenire con urgenza per ripristinare la viabilità.

Mauro

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Nella vicenda del Ponte sullo Stretto il Governo dimostra ancora una volta mancanza di coraggio

postato il 27 ottobre 2011 da mauro

Anche nella vicenda del Ponte sullo Stretto questo Governo ha dimostrato di non avere idee e di essere in definitiva poco affidabile e inadatto a guidare il Paese. Per anni, infatti, si è sostenuta l’importanza di realizzare un’opera pubblica cosí importante, che avrebbe avuto effetti positivi per lo sviluppo dell’economia del Mezzogiorno e di tutta l’Italia. E per anni sono rimasti inascoltati i nostri appelli a mettere da parte le grandi opere per dare la precedenza a quelle immediatamente cantierabili per favorire l’uscita dalla crisi attraverso il volano delle opere pubbliche.

Oggi come se niente fosse, il Governo, cosciente della sua debolezza e temendo di andare sotto in occasione di ogni voto parlamentare, ha dato parere favorevole a una mozione dell’Idv volta al blocco dei finanziamenti per il Ponte sullo Stretto. Per guidare un grande Paese come l’Italia, peró, servono idee chiare e il coraggio di sostenerle. Un Governo rispettabile non cambia le proprie convinzioni come una bandiera al vento. A questo punto, vorremmo sapere che fine fanno i fondi e se verranno impiegati per altre opere pubbliche.

Mauro

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28 ottobre, Reggio Emilia

postato il 27 ottobre 2011 da francesca

Ore 10.00 – Comune di Reggio Emilia – Sala del Tricolore -  Piazza Prampolini, 1

Partecipa alla premiazione del concorso internazionale  “Un Mondo a Colori”.

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Dopo il sostegno dell’Ue, per Pompei arrivino gli interventi strutturali

postato il 27 ottobre 2011 da mauro

Dopo il sostegno annunciato dall’Europa, il Governo intervenga immediatamente per mettere in sicurezza tutta la zona archeologica di Pompei, un patrimonio dell’intera Umanita’ che l’Italia deve saper custodire. Si predispongano immediatamente interventi strutturali e non emergenziali, che possano risolvere i problemi in maniera definitiva, in modo da consentire una generale riqualificazione e un rilancio dell’intera area archeologica.

Mauro

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Sei milioni di italiani a rischio. Colpa di abusi, incuria e mafie

postato il 27 ottobre 2011 da paolo

Sei milioni di italiani vivono nelle stesse condizioni delle vittime delle tragiche alluvioni di ieri in Liguria e in Toscana. Il dato, tra i tanti numeri che circolano a proposito del degrado ambientale nel Belpaese, fotografa un pezzo d’Italia a rischio idrogeologico. Cittadini che possono rimetterci la pelle ogni giorno, ogni minuto, ogni secondo, viste le condizioni delle loro abitazioni, i luoghi dove sono state costruite, e i mutamenti climatici. Il Consiglio nazionale delle ricerche ha calcolato che, negli ultimi quarant’anni, quasi 5mila italiani hanno perso la vita per frane o alluvioni. E nella fascia alta della classifica delle regioni più colpite, con morti e feriti, compaiono proprio la Liguria e la Toscana, messe in ginocchio dall’ultima catastrofe: una simmetria di eventi che non può essere certo considerata una pura coincidenza, ma piuttosto uno dei tanti frutti avvelenati di un territorio degradato e abbandonato alla sua roulette russa con le calamità. Soltanto in Liguria, per restare all’epicentro di ieri, si contano470 chilometriquadrati di territorio ad elevato rischio idrogeologico. Praticamente tanti vulcani, che possono esplodere all’improvviso.

E’ chiaro che una condizione così esposta alla possibilità di un dramma umano e sociale non ha una sola origine e una sola fonte di responsabilità. Parliamo, infatti, di guai che arrivano da lontano, innanzitutto nel tempo. Dal 1948 ad oggi in Italia si commettono 203 abusi edilizi al giorno, 74mila all’anno: una cifra spaventosa, il termometro di un Paese fai-da-te e anche molto spregiudicato, nel suo insieme, quando si tratta di costruire senza rispettare le norme di legge.  Per non parlare dell’aggravante sull’identità di alcuni tra i principali autori dello scempio. Il 70 per cento dei comuni sciolti per l’inquinamento malavitoso della pubblica amministrazione, dal 1991 ad oggi, hanno in comune un solo elemento: le mani sul territorio, attraverso l’abusivismo edilizio di massa, da parte di clan locali o nazionali. Un fenomeno che non va ricondotto solo al solito Mezzogiorno, prigioniero della malavita, ma purtroppo si è esteso, come dimostrano le statistiche, anche in regioni del Centro Nord. Ancora Liguria e Toscana, per esempio.

A questo punto di partenza c’è da aggiungere, prima e dopo, un secondo elemento decisivo per capire dove siamo finiti: la cancellazione della prevenzione e di una manutenzione, ordinaria e straordinaria, del territorio e di molti, troppi fabbricati. Ancora qualche dato: nel censimento di 1.260.000 (sì, più di un milione) edifici considerati a rischio per frane o alluvioni, compaiono anche 6mila scuole e 531 ospedali. A conferma del fatto che il degrado è molto generalizzato, e comprende sia costruzioni private sia luoghi pubblici.

In particolare, la prevenzione del Belpaese è una parola sempre più difficile da declinare in una Italia dove i soldi pubblici scarseggiano e gli sprechi di risorse dello Stato aumentano vertiginosamente, anche perché nessuno riesce (o peggio: non vuole) a contenerli, e l’incertezza più totale avvolge, come una nube tossica, stanziamenti che invece dovrebbero fare parte delle necessità prioritarie del sistema Paese. Un continuo balletto di cifre, addizioni e sottrazioni, quasi sempre accompagnate da qualche scontro nel governo, accompagna la politica di prevenzione ambientale, e in particolare gli interventi per ridurre il rischio idrogeologico. Con le ultime decisioni prese, innanzitutto dal ministro dell’Economia, in materia di tagli ai ministeri per rispettare il patto di stabilità, è venuto fuori che il ministero dell’Ambiente dovrebbe esercitare le sue prerogative con un budget, per il 2012, di 380 milioni di euro, un quinto rispetto alla cifra di cui disponeva soltanto nel 2008. Conclusione: mentre il ministero dell’Ambiente deve pagare, ogni anno, 288 milioni di euro per le spese del personale, i fondi per i dissesti idrogeologici sono di fatto azzerati. Neanche un euro. Poi magari qualcosa apparirà, tra un negoziato e l’altro, esattamente come le risorse per le infrastrutture considerate strategiche per il futuro dell’Italia. Un giorno sono annunciate, e la sera dopo risultano eliminate o semplicemente virtuali. Giochi di prestigio, e di potere, in un contesto finanziario sicuramente pesante, che hanno un sola matrice in comune: si consumano sulla pelle degli italiani.

di Antonio Galdo

da Il Messaggero

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Sono inutili le lacrime di coccodrillo del Governo per le conseguenze del maltempo

postato il 27 ottobre 2011 da mauro

Già da tempo, e dunque molto prima che si verificassero le tragedie delle ultime ore, abbiamo presentato una mozione, poi approvata dal Parlamento, che impegnava il Governo ad intervenire per la messa in sicurezza del territorio nazionale. Questo come altri impegni altrettanto importanti è rimasto sulla carta, mentre sarebbe bastato che il Ministro Prestigiacomo avesse dato seguito ai nostri consigli per evitare nuove devastazioni e nuove vittime. Tra le questioni che questo Governo non riesce a comprendere, salvo poi versare tante inutili lacrime di coccodrillo, c’è una costatazione che a noi sembra evidente: intervenire in emergenza non significa altro che sprecare denaro pubblico senza risolvere i problemi e lasciando i territorio e chi li abita in balia degli eventi

Mauro

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